Recidiva della malattia: i colleghi del padre invitano a fare esami per trovare donatori di midollo osseo.

Gara di solidarietà per aiutare un bimbo affetto da leucemia. La mobilitazione è partita in questi giorni e ha per protagonisti amici, parenti e colleghi di lavoro di una coppia mestrina.

Il padre, dipendente comunale, in queste ore ha visto moltissime persone che hanno manifestato i migliori intenti per aiutare il figlio: in tanti si stanno già iscrivendo all'Admo (Associazione donatori di midollo osseo) per scoprire se possono essere o meno donatori, in base alla compatibilità che può emergere dagli esami. Il bambino in questione ha 5 anni e la malattia, che sembrava sconfitta, si è ripresentata in queste ultime settimane.

Ora è in cura al centro specializzato della Casa della Speranza di Padova, all'avanguardia per questo genere di patologie che colpiscono i bambini.
«Quando insorge la malattia, si ha 1'80 per cento di sconfiggerla», spiega uno degli amici del padre che si è subito mosso per sensibilizzare la cittadinanza. «Ma quando la malattia si ripresenta in fase recidiva, le possibilità di sconfiggerla di nuovo scendono al 50 per cento. Per questo stiamo cercando di sensibilizzare più persone possibile.

Ora il bambino dovrà sottoporsi a un ciclo di cure chemioterapiche molto pesante, poi a cavallo dell'estate si spera di poterlo sottoporre a trapianto di midollo osseo, cosa che potrebbe dargli molte più possibilità di guarire. La nostra speranza è quella della sua famiglia, alla quale siamo vicini e c'è chi, come me, si sta preparando a fare gli esami per vedere se può essere un potenziale donatore. Un appello che lanciamo a tutta la città».

Naturalmente, anche i familiari tenteranno la carta della compatibilità, perché a livello di consanguinei c'è una possibilità su quattro di trovare un donatore compatibile. Tra i non consanguinei il rapporto sale a uno su centomila.

Da qui le iscrizioni alla Admo per poi fare gli esami medici necessari. «Scoprire se si può essere un donatore è molto semplice», spiega Loredana Drago, presidente regionale dell'Admo. «Il midollo osseo non va infatti confuso con quello spinale.

Il recupero di cellule staminali, che un tempo veniva fatto con un prelievo dalle ossa del bacino, e che richiedeva una notte in ospedale con esame in anestesia, ora viene fatto centrifugando il sangue prelevato da un braccio e reimmesso in circolo dall'altro. Il tutto duraun'ora o poco più senza alcun ricovero o dolore particolare. Ma così si possono trovare molti possibili nuovi donatori.

I donatori vengono poi inseriti in un registro cui si fa riferimento a livello mondiale. Tempo fa si trovò addirittura un donatore compatibile in Nuova Zelanda. Con un semplice gesto si può salvare la vita ad una persona in qualsiasi posto del pianeta».
Simone Bianchi