Oltre che nel Midollo Osseo le cellule staminali emopoietiche (CSE) sono contenute anche nel sangue periferico (il sangue circolante). Quindi è possibile prelevare le une o le altre con due procedure diverse. La scelta dipende dalle indicazioni del trapiantologo, in base alle necessità del paziente e dalla disponibilità del donatore alla tipologia richiesta.

Agli inizi dell’attività trapiantologica, e tuttora in alcuni casi, il prelievo avveniva, in anestesia generale o epidurale, dalle creste iliache posteriori e richiedeva il ricovero in Ospedale per una giornata. La quantità di sangue midollare che viene prelevata mediante punture alle ossa del bacino varia in funzione del peso e malattia del ricevente, ma prima di procedere alla donazione viene valutata con la massima attenzione la condizione del donatore. Dopo circa 24 ore il donatore viene dimesso e il suo midollo si ricostituisce in 15-20 giorni. Conseguenze? Qualche fastidio potrebbe essere legato all’anestesia, nella zona del prelievo si avverte una certa dolenzia (che un analgesico di uso comune può combattere efficacemente) destinata a sparire in qualche giorno. Ma non vi sono seri rischi per i donatore.

Dal Gennaio 2005 in Italia un nuovo protocollo trapiantologico di raccolta de CSE ha reso meno invasiva e più semplice la donazione. Le CSE vengono raccolte dal sangue periferico, dopo che il donatore ha assunto nei 5 giorni precedenti giorni un farmaco – fattore di crescita- che ha la proprietà di rendere più rapida la crescita delle cellule staminali e di facilitarne il passaggio dalle ossa al sangue periferico. Il prelievo di CSE avviene prelevando da un braccio il sangue che entra in una particolare apparecchiatura (separatore cellulare) dove la componente cellulare utile al trapianto viene isolata e raccolta in una sacca, il sangue così trattato venire reinfuso nel braccio opposto del donatore.

In questo caso qualche disturbo (febbricola, senso di stanchezza, dolori alle ossa) cessa rapidamente con la sospensione del trattamento farmacologico. Il donatore è comunque sottoposto a più controlli successivi.

Si può dunque confermare che in entrambi i casi il donatore non subisce alcuna menomazione, come testimoniano le statistiche relative a lunghi anni di attività trapiantologica..

Il trapianto

Per la maggior parte delle persone il termine "trapianto" evoca l'immagine di lettini operatori e ferri chirurgici. In realtà per il paziente ematologico la procedura si svolge in due fasi distinte: trattamento chemioterapico e/o radioterapico, con lo scopo di distruggere tutte le cellule midollari del paziente stesso (in primo luogo, ovviamente, anche quelle malate); somministrazione, mediante trasfusione, del midollo osseo prelevato dal donatore. Le cellule staminali emopoietiche (CSE) presenti nel midollo osseo donato riescono a trovare da sole la strada per raggiungere la collocazione che compete loro per "iniziare a lavorare". In un periodo variabile tra 2-4 settimane dopo il trapianto, si incominciano a vedere i primi risultati, con la comparsa, nella circolazione sanguigna, di alcuni globuli bianchi con le caratteristiche nuove del donatore, e successivamente anche delle altre cellule del sangue (globuli rossi e piastrine).

Nel 1973 sono stati eseguiti in Europa 16 trapianti di CSE (tutti da midollo osseo), nel 1983 sono stati 1.353, nel 1993, 7.737.

Nel mondo, nel 2006 i trapianti da non consanguineo sono stati 10.492

Nel 2011, solo cinque anni dopo, sono stati 16.876!

Ulteriori informazioni e dati su: www.ibmdr.galliera.it e sul sito di ADMO nazionale www.admo.it